martedì 24 novembre 2009

Curriculum Vitae pre-"scesa in campo"

1979, 12 novembre.
Massimo Maria Berruti, maggiore della Guardia di finanza, guida un’ispezione all’Edilnord Centri Residenziali e interroga Silvio Berlusconi su presunte irregolarità tributarie. Berlusconi, mentendo, sostiene di essere un “semplice consulente” Edilnord per la "progettazione e della direzione generale di Milano 2”. Invece è il proprietario della società. Berruti si beve tutto, e chiude e chiude l’ispezione. Nel 1980 si congeda e poi diventa un consulente Fininvest.

1983.
La Guardia di Finanza di Milano mette sotto controllo i telefoni di Berlusconi per un presunto traffico di droga. L’indagine sarà poi archiviata.

1984, 24 maggio.
Il vicecapo dell’Ufficio Istruzione di Roma, Renato Squillante, interroga Berlusconi, assistito dall’avvocato Previti e imputato “ai sensi dell'articolo 1 della legge 15/12/69 n. 932” (interruzione di pubblico servizio) per antenne abusive sul Monte Cavo che interferiscono con le frequenze radio della Protezione civile e dell'aeroporto di Fiumicino. Gli imputati sono un centinaio. Ma Berlusconi nel 1985 è subito archiviato, gli altri nel ‘92: non potevano sapere che Squillante, Fininvest e Previti avevano conti comunicanti in Svizzera.

1984, 16 ottobre.
Tre pretori sequestrano gli impianti che consentono a Canale 5, Italia 1 e Rete 4 di trasmettere in contemporanea in tutt’Italia in spregio alla legge. Craxi interviene con due “decreti Berlusconi”.

1988, 27 settembre.
Berlusconi viene sentito dal pretore di Verona come parte offesa in un processo per diffamazione contro due giornalisti: “Non ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo comunque che è di poco anteriore allo scandalo. Mai pagato la quota di iscrizione”.
Doppia bugia: si iscrisse nel 1978 (lo scandalo è del 1981) e pagò la quota. La Corte d’appello di Venezia spiega che è colpevole di falsa testimonianza, ma che il reato è coperto dall’amnistia del 1990.

1992, 4 maggio.
Il pm Antonio Di Pietro firma un decreto di “acquisizione di documenti” sugli appalti della Coge di Parma, partecipata da Paolo Berlusconi. Il fascicolo è il 6380/91 su Mario Chiesa che il 17 febbraio ha dato il via a Mani Pulite. In Tangentopoli la famiglia Berlusconi entra subito.

1992, 21 maggio.
Paolo Borsellino parla a due cronisti francesi di un’indagine in corso sui rapporti fra il boss Mangano, Dell’Utri e Berlusconi. 1992, 9 giugno. I giornali svelano che il dc Maurizio Prada accusa la Fininvest di una tangente da 150 milioni alla Dc. Fininvest “smentisce categoricamente”: solo sconti sugli spot. Anche il dc Gianstefano Frigerio parla di 150 milioni dati da Paolo Berlusconi per la discarica di Cerro.

1992, 15 settembre.
Augusto Rezzonico, ex presidente delle Ferrovie Nord, racconta ai pm che in febbraio Dc e Psi hanno inserito nella legge sul codice della strada un emendamento per favorire la “Fininvest, unica depositaria del know how tecnico necessario” per il sistema di segnalazione elettronico “Auxilium” per le autostrade, “un business da 1.000 miliardi”. Poi aggiunge che il manager del gruppo Sergio Roncucci “ringraziò per l’emendamento e mi confermò l’impegno della Fininvest a contribuzioni alla Dc per il piacere ricevuto”.

1992, dicembre.
Paolo Berlusconi indagato a Roma: avrebbe venduto immobili Edilnord a enti previdenziali a prezzi gonfiati in cambio di mazzette all’Ufficio tecnico erariale. Pagamenti per cui sarà poi considerato vittima di concussione.

1993, 15 gennaio.
Paolo Berlusconi rinviato a giudizio con 34 persone i finanziamenti illeciti ai partiti legati alle discariche.

1993, 8 aprile.
Gianni Letta, interrogato da Di Pietro, ammette di aver finanziato illegalmente con 70 milioni il segretario Psdi Antonio Cariglia: “La somma fu da me introdotta in una busta e consegnata tramite fattorino”. Lo salva l’amnistia del 1990.

1993, 18 maggio.
Arrestato per corruzione Davide Giacalone, consulente del ministro delle Poste Oscar Mammì per la legge sulle tv, e poi consulente Fininvest per 600 milioni. Verrà assolto e in parte prescritto.

1993, 18 giugno.
Arrestato Aldo Brancher, assistente di Fedele Confalonieri, per 300 milioni dati al Psi e 300 a Giovanni Marone, segretario del ministro della Sanità Francesco De Lorenzo, in cambio di spot anti-Aids sulle reti Fininvest. Resterà tre mesi a San Vittore senz’aprire bocca. Poi diventerà deputato e viceministro.

1993, 23 giugno.
Confalonieri e Brancher indagati a Milano per 300 milioni al Psi. I due usciranno indenni dall’ichiesta.

1993, settembre.
La Procura di Torino indaga su un giro di false fatture nelle sponsorizzazioni sportive, che porterà al coinvolgimento di Publitalia e nel ‘95 all’arresto e alla condanna di Dell’Utri. Anche a Milano si scoprono fondi neri di Publitalia. Dell’Utri patteggerà la pena

1993, 29 ottobre.
Il pm romano Maria Cordova, che indaga su tangenti al ministero delle Poste, chiede al gip Augusta Iannini (moglie di Bruno Vespa) l’arresto di De Benedetti, Galliani e Letta. Ma la Iannini arresta solo De Benedetti e si spoglia delle altre due posizioni perché relative a amici di famiglia. I due, poi assolti, restano a piede libero.

1993, 25 novembre.
Craxi trasmette un memoriale ai pm: “Gruppi economici (…) hanno certamente finanziato o agevolato i partiti politici e, anche personalmente, esponenti della classe politica. Da Fiat a Olivetti, da Montedison a Fininvest”.

1993, 4 dicembre.
La Procura di Torino raccoglie le confessioni del presidente del Torino Calcio, Gianmauro Borsano, deputato Psi, travolto da un crac finanziario. Borsano dice che nel marzo ‘92 il vicepresidente del Milan, Galliani, gli versò 18 miliardi emezzo più 10 miliardi in nero per il calciatore Lentini. La Procura trasmette il fascicolo a Milano per falso in bilancio e il 22 febbraio ‘94 ascolta Borsano e altri protagonisti. Il pool mette così il naso nei conti esteri Fininvest.

1993, 14 dicembre.
Arrestati a Torino il sindaco Pds e quattro assessori di Grugliasco per tangenti sul megacentro commerciale Le Gru, costruito dalle coop rosse e gestito dalla francese Trema e da Standa (Fininvest). La Procura indaga Brancher (poi archiviato) e convoca come teste Berlusconi, che si presenterà solo il 19 aprile ‘94, dopo aver vinto le elezioni.

1993, dicembre.
Salvatore Cancemi, primo boss pentito della Cupola,comincia a parlare al pm di Caltanissetta Ilda Boccassini dei rapporti fra Berlusconi, Dell’Utri, mafia e stragi.

1993, 20 dicembre.

Il procuratore Borrelli dice al Corriere: “Sappiamo che certe coincidenze possono provocare sconquassi, ma che possiamo farci? Quelli che si vogliono candidare si guardino dentro. Se sono puliti, vadano avanti tranquilli. Ma chi sa di avere scheletri nell’armadio, vergogne del passato, apra l’armadio e si tiri da parte prima che arriviamo noi”.

1994, 26 gennaio.
Silvio Berlusconi annuncia in tv, con un videomessaggio, il suo ingresso in politica perché “questo è il paese che amo”. In privato, confida a Montanelli e a Biagi: “Se non entro in politica, finisco in galera e fallisco per debiti”.

Fonte: Il Fatto Quotidiano, 24 novembre 2009

lunedì 23 novembre 2009

Travaglio in diretta - Il primo Capo di Stato che canta ha fatto l'uovo

domenica 22 novembre 2009

Xenofobia random


“Ai barconi che arrivano sulle coste? Cannonate”
Umberto Bossi

“Il voto agli extracomunitari? Non si può con i bingo-bongo”
Roberto Calderoli

“Agli immigrati vanno prese le impronte dei piedi”
Erminio Boso


Da Il Fatto Quotidiano, 22 novembre 2009 - Furio Colombo:

Dovremo ricordare questa data, 21 Novembre 2009. Dovremo ricordare una parola pronunciata inaspettatamente quel giorno da qualcuno che rappresenta lo Stato. Per la prima volta quella parola, detta in modo netto e senza equivoci da una voce autorevole ha descritto un grave male italiano, la xenofobia che diventa razzismo. Per capire diamo un’occhiata al paesaggio, che è brutto, che è Italia ai nostri giorni.
Stiamo parlando della Lega nord dove il razzismo tipo 1939 è truccato da bonomia paesana e vuole apparire come una comitiva di compagnoni legati da amore alla tradizione, alle famiglie, al buon senso, con quel tanto di intransigenza tra il bene e il male che un buon padre di famiglia deve pur avere.
Basterà guardarsi intorno nel breve presente in cui vengono scritte queste righe, intorno alla parola che, per la prima volta, ha rotto il silenzio in parte timoroso, in parte ipocrita. In parte politicamente sbagliato che finora ha fatto da scudo alla Lega.

30 ottobre. La Corte di Cassazione, in via definitiva, condanna il sindaco Tosi di Verona (Lega nord) che spesso compare in televisione come difensore della legalità, al divieto di comizi e discorsi per tre anni (oltre a due mesi di detenzione) per “propaganda di idee fondate sulla discriminazione e l’odio razziale”. Condannati con lui il deputato leghista Matteo Bragantini e l’assessore comunale Enrico Corsi.

2 novembre. Nel campo di identificazione e di espulsione di Gradisca si aggravano le condizioni
dell’immigrante marocchino Elham. Ha casa, lavoro, famiglia e figli nati in Italia ma sta per essere espulso dalla macchina burocratica del ministro dell’Interno Maroni in un luogo – il Marocco – dove non c’è niente per lui, separandolo da tutto ciò che è la sua vita, perché classificato “clandestino”. E’ una colpa inespiabile in Italia. Elham fa lo sciopero della fame da cinquanta giorni. Niente giudici, niente avvocati, niente visite, niente risposte.

5 novembre. Si sparge in Italia, e soprattutto fra i musicisti italiani, la notizia dell’arresto di Talla, giovane artista senegalese residente a Iglesias, sostenuto dal sindaco e da tutta la città. E’ parte di un celebre gruppo musicale raggae, molto noto e molto amato per la sua musica non solo nella città che lo ha adottato. Era andato in questura per ritirare un documento ed è stato immediatamente arrestato per una multa (regolarmente pagata) di nove anni fa quando giovanissimo, aveva venduto per vivere dei cd contraffatti. L’ingegnosa e incostituzionale legge Maroni fa scattare qualunque “precedente giudiziario” nella retrocessione alla clandestinità. Talla è adesso in un lager lontano da dove non può più rispondere al telefonino e da dove sarà estradato a Dakar.

16 novembre. Dopo la presentazione della proposta di legge dei deputati Sarubbi (Pd) e Granata
(Pdl-An) che prevede la cittadinanza agli immigrati dopo cinque anni di vita e lavoro in Italia, dopo la proposta di legge Veltroni (Pd), Perina (Pdl-An), che attribuisce il diritto di voto agli immigrati dopo 5 anni di residenza in italia, Bossi risponde con una frase che definisce il personaggio assai meglio dell’amichevole nomignolo di “Senatur”: “Gli immigrati vanno cacciati subito. Tutti”. Risponde la deputata Flavia Perina, che è anche direttore del Secolo d’Italia, ex giornale di An e dice: “La xenofobia non è nell’interesse nazionale”.

18 novembre: “A Coccaglio (Brescia) la caccia ai clandestini si fa in nome del Natale. L’amministrazione di destra (tre assessori leghisti, tre Pdl) ha lanciato nel comune bresciano l’operazione “White Christmas” dal titolo della canzone di Bing Crosby. Il Natale servirà per “r ipulire” la cittadina dagli immigrati. I vigili vanno casa per casa a suonare il campanello di circa quattrocento immigrati. “Quelli che hanno il permesso di soggiorno scaduto e non dimostrano di avere avviato le pratiche vengono cancellati d’ufficio dal registro dei residenti” dice il sindaco Franco Claretti. “Il ministro Maroni, ci ha dato dei consigli per evitare il ricorso ai giudici degli immigrati da espellere”. (Repubblica, 18 novembre 2009).

20 settembre. L’Ambrogino d’oro, un premio prestigioso nella vita milanese che un tempo veniva assegnato a chi aveva onorato la città di Milano, quest’anno per volontà della Lega è stato assegnato al Corpo speciale dei vigili urbani che fino a un mese fa rinchiudeva i presunti clandestini scovati sui tram (evidentemente in base al colore della pelle) sui “bus della vergogna” con inferriate ai finestrini, esposti alla folla (per la verità stupita e a volte indignata) fino all’identificazione. L’ordine dell’iniziativa tipo 1943 si deve all’ubbidiente sindaco di Milano Letizia Moratti che ha bisogno del sostegno della Lega per la sua Expo. Il sindaco paga questo sostegno con la gogna degli immigrati. E così è della Moratti l’ordine di assegnare il premio più importante di Milano agli esecutori di un’operazione vergognosa che ha portato a una severa condanna del cardinale Tettamanzi e di molta parte della città.

A questo punto entra in scena il presidente della Camera Gianfranco Fini. Dice “so che cosa pensa molta gente di questi comportamenti contro gli immigrati. E allora mi prendo io la responsabilità di dire la parola: stronzi. Sono stronzi. Ecco, l’ho detto a nome vostro e ne sono convinto”.

Molti di noi, da una parte e dall’altra della politica, sentivano dire sempre che “la Lega è radicata nel territorio” e che bisogna prendere esempio. Non si può prendere esempio. La Lega è radicata nel territorio della paura. La coltiva e la ingrandisce ogni giorno. La paura produce vittime, produce nemici, produce conflitto.
Racconta lo scrittore serbo-croato Predrag Matvejevic che l’orrore della ex Jugoslavia è cominciato così.

sabato 21 novembre 2009

I media coltivano dentro di noi il panico

Fonte: INFORMARE E' UN DOVERE

Prima di leggere l'articolo vero e proprio voglio parlarvi di una teoria mass-mediologica (quindi sociologica): la teoria della coltivazione. E' una teoria degli effetti cumulativi dei mass media che studia le conseguenze della televisione sulla popolazione. Venne sviluppata negli anni 70 da George Gerbner, decano della Scuola di comunicazione Annenberg presso l'Università della Pennsylvania. Gerbner svolse tra gli anni '60 e '70 vari studi sugli effetti della televisione sulla popolazione negli Stati Uniti e giunse alla conclusione che la televisione produce un effetto di cumulazione che porta lo spettatore a vivere in un mondo che somiglia a quello mostrato dal teleschermo. La tesi fondamentale della teoria attribuisce al mezzo televisivo la capacità di fornire allo spettatore (per questo si parla di coltivazione) una visione del mondo comune e condivisa, operando in tal senso nella direzione di una unificazione della realtà. Con la massiccia presenza in tutto il mondo di un palinsesto televisivo globalizzato, la teoria della coltivazione indica nella televisione uno strumento di omogeneizzazione culturale a livello mondiale, in cui i messaggi televisivi formano un sistema coerente che crea la corrente del nostro modo di pensare.


Vi starete sicuramente chiedendo il perchè di questa interessante digressione. Il perchè è molto semplice. E' stato chiaramente dimostrato che i messaggi televisivi influenzano le nostre scelte. I mass media ultimamente lo stanno facendo benissimo. Più volte al giorno ci bombardano con messaggi più o meno simili e ripetitivi. E spesso non solo fastidiosi, ma soprattutto allarmistici.

Il caso è quello dell'influenza A. Si è detto di tutto su questa influenza che non capiamo ancora bene cos'è. Vaccinatevi è la parolina magica che riecheggia in tv. Ma penso che gli italiani sono intelligenti da capire se farlo o meno. Anche se, a mio modestissimo parere, non serve il vaccino. Infatti, se vi andate a cercare le notizie in rete, scoprirete tante cosette interessanti. Come ad esempio il fatto che nel 1976 negli USA fu prodotto un vaccino simile a quello dell'attuale influenza suina, anche allora con una gran fretta per un pericolo di pandemia, ed il risultato fu un’epidemia di reazioni avverse gravi (sindrome di Guillan-Barrè, una malattia neurologica), per cui la campagna di vaccinazione fu subito sospesa.

Se vi andate a cercare le notizie scoprirete anche che l’influenza A provoca pochi decessi tra i giovani e la mortalità riguarda prevalentemente persone con già patologie più o meno gravi o soggetti deabilitati.

Eppure i mezzi di informazione hanno creato il panico. Di certo se i media non continuassero a disseminare panico parlando di persone morte a causa dell'influenza A, forse si respirerebbe una maggiore tranquillità.
Coltivano in noi (riprendendo la tesi di Gerbner) il messaggio di vaccinarci, quando poi non è così urgentemente necessario...

venerdì 20 novembre 2009

Manganelli sui lavoratori dell'ALCOA



Da Byoblu:

La lettera aperta a Renato Soru era stata vista da 60.000 persone, la metà dello scarto finale sulle preferenze tra lui e Berlusconacci. Se l'avessero visto in 100.000, la rete avrebbe forse cambiato le cose.

Invece hanno prevalso le televisioni e i giornali di Zuncheddu. In cambio, il 18 ottobre 2009 è arrivata la legge-cemento, grazie alla quale Zuncheddu potrà spianare 140 mila metri cubi di lagune e fenicotteri per farci un villaggio turistico. Festeggiano anche Ligresti, Marcegaglia, Colaninno, Fresco, Barrack e anche Paolo Berlusconi: 15 milioni di metri cubi che la legge salvacoste di Soru aveva bloccato e che ora, finalmente, faranno scempio delle zone turistiche della Sardegna.

I cittadini sono dipendenti. I dipendenti non devono sapere niente: dategli una cesta con il panettone e lo spumante per Natale. Non gli basta? Manganellateli!

Non fa niente che gli avevi promesso di non chiudere Eurallumina ed è stata chiusa. Non fa niente che gli avevi promesso 2 miliardi di euro e non gliel’hai dati, cancellando anche i finanziamenti già avviati. Non fa niente che gli hai tolto il G8. Non fa niente che gli hai promesso due seggi al parlamento europeo e poi non hanno avuto neanche uno. Se vengono a chiedere spiegazioni, tu manganellali! Magari prendili anche a testate.

I lavoratori dell’Alcoa di Portovesme sono andati a Roma. Volevano parlare con il loro dipendente Scajola. Vogliono sapere perché l’Alcoa, che produce alluminio, non può più avere l’energia al prezzo determinato dall’Autorità per l’Energia , in regime speciale, per i suoi forni di fusione. E magari, sapere perché in questo paese i prezzi dell’energia non sono allineati a quelli della media europea, e perché la Commissione Europea adesso vuole la restituzione degli aiuti ricevuti sul costo dell’elettricità.

Così, mentre stanno ultimando la mappatura del territorio per costruire le centrali nucleari - anche se nessuno sa dove e come stoccare le scorie per i prossimi 10 mila anni - e mentre il vento e il sole languono indisturbati e soprattutto inutilizzati, ci sono 2.000 persone che stanno perdendo il posto di lavoro. Duemila elettori, duemila famiglie che vogliono sapere cosa mangeranno e non hanno altro mezzo per farsi ascoltare che andare di persona a Roma. E vengono manganellati.

Gli studenti a Milano vengono manganellati. I cittadini a Vicenza vengono manganellati. Con il Trattato di Lisbona in vigore, tra un po’ potranno perfino essere ammazzati, per gravi ragioni di ordine pubblico. E dove sono le televisioni? Dove sono i giornali? Perché queste immagini non scorrono sui TG delle 20? Può fregare qualcosa a qualcuno di Cesare Battisti, quando migliaia di persone non sanno come pagare il mutuo? E’ più importante che Lippi sia stato contestato a Pescara?

Al minuto 2:53, un poliziotto tira una testata a un lavoratore. In quale regolamento è previsto prendere a testate i cittadini?

Se qualcuno mi dovesse fermare, preferisco essere preso dagli albanesi, almeno con loro forse ci puoi parlare. Se ti prende la polizia, oggi hai buone probabilità di non arrivarci neanche, in galera. Ti portano direttamente all’obitorio.

Brenda morta carbonizzata


E' dovuta morire per nascondere chi?

Da La Repubblica:

La transessuale coinvolta nello scandalo che ha travolto l'ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, è stata trovata carbonizzata nel suo appartamento in via Due Ponti 1F, sulla Cassia.
Potrebbe essere morta soffocata per le esalazioni da fumo.


Il corpo di Brenda non presenta segni di violenza. La situazione, riferiscono le stesse fonti, è ancora poco chiara: l'intervento è avvenuto su segnalazione dell'incendio nel seminterrato dove è stato ritrovato il corpo che si presume possa essere Brenda. L'identificazione certa avverrà solo attraverso l'esame autoptico.

La procura ha deciso di indagare per omicidio volontario.

Secondo una prima ricostruzione degli inquirenti, ieri sera la donna aveva detto alle sue 'colleghe' di avere paura, raccontando di avere ricevuto minacce. Per questo, avrebbe manifestato l'intenzione di suicidarsi. Più volte, Brenda ha ripetuto: "Non ce la faccio più, così non riesco ad andare avanti".

Alcuni testimoni raccontano di avere sentito nella notte delle voci e trambusto provenire dal suo appartamento. Intorno alle ore 5,30 un principio di incendio ha richiamato l'attenzione dei vicini, che hanno chiamato i vigili del fuoco. In casa sono state trovate alcune valige, forse pronte per la fuga.


"L'hanno ammazzata, non so chi. Stava male psicologicamente, voleva tornare in Brasile: ora devono trovare chi ha fatto tutto questo", ha dichirato Barbara, una transessuale amica di Brenda . "Ieri con Brenda ci siamo incontrati in un parcheggio, abbiamo bevuto un bicchiere di Ballantynès, poi lo abbiamo lasciato in casa a vedere la televisione", dice Barbara.

Questa mattina, al rientro, le altre trans rinetrate dalla notte in strada hanno commentato: "Non era né drogata, né ubriaca". Al vaglio l'ipotesi di suicidio, ma non si esclude la pista dell'omicidio. Sul posto è al lavoro la polizia scientifica. Sul luogo sono arrivati anche i Ros e Giancarlo Capaldo, il procuratore aggiunto che si occupa del caso Marrazzo, con lui anche il pm Rodolfo Sabelli.



Pochi giorni fa, nella notte tra l'8 e il 9 novembre, Brenda era stata rapinata e picchiata da un gruppo di ragazzi sulla Cassia: i carabinieri, chiamati al 112, l'avevano trovata ubriaca e con delle escoriazioni. All'arrivo dei militari, la trans aveva cercato poi di farsi del male da sola sbattendo la testa su un'auto in sosta; portata in ospedale aveva cercato di aggredire i sanitari e si era ferita con delle forbici.

"È un fatto veramente inquietante - ha detto l'avvocato Luca Petrucci, legale dell'ex presidente della Regione Piero Marrazzo commentando la notizia della morte di Brenda - Non posso pensare che la settimana scorsa questa persona è stata aggredita e rapinata e che da poche ore è stata bruciata: vanno approfondite le cause anche se non ho alcun elemento per aggiungere qualcosa in più rispetto a quello che apprendo dai media dico che forse le indagini stanno scoperchiano una sistema simile a quello della Uno Bianca dove si mettevano tra l'altro a tacere i testimoni".

Le avete rubato i sogni

Un esempio di ciò che succede a tanti giovani italiani, più o meno quello che è successo a me con il sogno di fare la giornalista.

Da Il Fatto Quotidiano, 20 novembre 2009:

Poco più di un anno fa, quando facevo ancora il procuratore della Repubblica, è arrivata nel mio ufficio una ragazzina. Faceva il IV anno di Giurisprudenza e mi ha spiegato che voleva scrivere una tesi sulla lentezza dei processi penali in Italia (cause e possibili soluzioni); e che cercava informazioni sul campo, intervistando magistrati e avvocati. Io l’ho guardata un po’ meglio e ho capito che tutto era meno che una ragazzina. Poi ha tirato fuori un registratore e abbiamo parlato per non so quanto tempo; era così acuta e determinata, così pronta a identificare l’essenziale di ogni problema, che le ore sono volate.
E’ andata via ringraziandomi garbatamente. Un anno dopo mi è arrivato un grazioso bigliettino (da ragazzina) su cui era scritto “è solo una tesi …” e una pen drive che la conteneva. Sì, era solo una tesi; molto ben scritta e drammaticamente accurata. Poi l’ho dimenticata: quello che lei aveva scritto lo conoscevo fin troppo bene; e ciò che mi divideva da lei era la meditata sfiducia nelle “possibili soluzioni”, tanto più “impossibili” quanto semplici ed efficaci.

Qualche giorno fa la ragazzina mi ha mandato una e-mail: “Si ricorda ancora di me?”, era l’oggetto. Mi ha raccontato che fa la cameriera in un paese straniero dove cerca di “imparare una lingua che a scuola non ho mai studiato” e dove frequenta un master in materie che “non hanno nulla a che fare con i miei sogni di bambina”. Io lo sapevo quali erano i suoi sogni: voleva fare il magistrato. Mi aveva detto, mentre discutevamo della sua tesi, che voleva servire il suo paese.

Adesso, mi ha scritto, non sogna più; adesso ha capito che “non potevo sprecare la mia vita per salvare un paese che non vuole salvare se stesso. Che non avrei potuto passare la vita ad applicare leggi espressione di un Parlamento che non mi rappresenta: che deidelinquenti potessero promulgare leggi che facciano in modo che la giustizia funzioni sarebbe stata un’illusione alla quale nemmeno la grande sognatrice che ero poteva credere ”. Così, ha scritto, ha deciso di “scendere”; e se ne è andata. Adesso studia e lavora in un altro paese, lontana dai suoi affetti e dai suoi luoghi. E’ – così si è definita – “una piccola fuoriuscita” che
ogni giorno legge, con altri come lei, il Fatto, ingoiando una rabbia che l’essere scesa dalla giostra non ammorbidisce. “Poi – mi ha scritto – ci sono giorni come oggi, quando il professore ti prende in disparte e ti chiede: ‘What the hell is happening in Italy?’. Questi sono i giorni in cui non mi importa di essere una straniera che fa fatica a trovare il suo posto nel mondo, tutto quello che so è che sono felice di essere scesa”.
Adesso non credo che io e molti altri come me potremo dimenticarla; non lei e nemmeno i “piccoli fuoriusciti” suoi amici. E ora che ho finito di raccontare di Paola, vi chiedo: vi rendete
conto di cosa avete fatto a una ragazzina?

giovedì 19 novembre 2009

"L’agenda rossa mai stata a via D’Amelio"

Chi ha corrotto chi per arrivare a questa decisione?
Da Il Fatto Quotidiano, 19 novembre 2009:

L’agenda rossa di Paolo Borsellino come la mafia di trent'anni fa: non esiste. O meglio, non è mai esistita all'interno della borsa del magistrato, ritrovata il giorno dell'esplosione in via D'Amelio. Lo sostiene la sesta sezione penale della Corte di Cassazione, che ha depositato le motivazioni della sentenza con cui conferma il proscioglimento del colonnello Giovanni Arcangioli dall'accusa di aver rubato e fatto sparire il documento. Per la Cassazione "gli unici accertamenti compiuti in epoca prossima ai fatti portavano ad escludere addirittura che la borsa presa in consegna da Arcangioli contenesse un'agenda, come da quest'ultimo sempre sostenuto".
Agnese e Manfredi Borsellino, la vedova e il figlio del magistrato ucciso, non nascondono la propria amarezza: "Possiamo solo ribadire che quel giorno Paolo Borsellino si è recato in via D'Amelio portando l'agenda con sè". Quella domenica 19 luglio del 1992, infatti,
Agnese si trovava con il marito e alcuni amici nel villino di famiglia e appena un'ora prima dell'esplosione vide il marito con l'agenda. Nei mesi scorsi, la vedova Borsellino ha ribadito ancora una volta questa circostanza ai pm di Caltanissetta. Oggi la Cassazione sembra cancellare la sua testimonianza. Rita Borsellino, eurodeputato del Pd, dichiara: "Incredibile. Quell’agenda allora ci dicano dov'è finita". "Adesso - dice con ironica amarezza Salvatore Borsellino - bisognerebbe incriminare la vedova per aver dichiarato il falso. Come si fa a prendere per buona la testimonianza di una persona, peraltro imputata, che ha dato tre o quattro versioni diverse dello stesso fatto?".
Il riferimento è allo stesso Arcangioli, che dopo aver chiamato in causa due magistrati (Alberto Di Pisa e Vittorio Teresi) che non erano presenti in via D'Amelio nell'immediatezza della strage, ha cambiato versione sui suoi movimenti attorno a quella borsa sostenendo alla fine di averla aperta alla presenza dell' ex pm Giuseppe Ayala, e di non avervi trovato l'agenda.
Circostanza che Ayala ha poi negato. La Cassazione adesso da' credito all'ufficiale e fa calare una pietra tombale sulla sparizione del documento che secondo numerosi magistrati e investigatori antimafia racchiude il mistero dell'uccisione di Borsellino. L'agenda rossa, infatti, col suo potenziale di segreti, è considerata la "scatola nera" della Seconda Repubblica. Per il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, che indaga sulla trattativa Stato-mafia, in quell'agenda "c'è la chiave della strage di via D'Amelio. È improbabile che sia andata distrutta, più logico pensare che sia in mano a qualcuno che la possa usare come arma di ricatto". Secondo il procuratore capo di Caltanissetta Sergio Lari "non è una possibilità fantascientifica che dentro quell'agenda ci fossero degli appunti di Borsellino su un possibile negoziato tra lo Stato e le cosche, perchè si ponesse fine alle
stragi".
E intanto proprio riguardo alle stragi i pm di Palermo e Caltanissetta - Messineo e Lari -
stanno esaminando una serie di documenti riservati su via D’Amelio e Capaci contenuti negli archivi dei servizi segreti. I magistrati - come scrive oggi L’espresso - hanno notificato ieri al prefetto Gianni De Gennaro, direttore del Dis (Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza) un ordine di esibizione degli atti finora rimasti top secret.

mercoledì 18 novembre 2009

La prescrizione


Usiamo una semplice metafora: il processo è come un treno. La nuova proposta di prescrizione prevede che il processo debba terminare entro 2 anni, in caso contrario tutto dimenticato, colpevoli liberi e si dimentica tutto.
Sarebbe come se il treno Milano-Roma dovesse arrivare entro 2 ore.
Immaginatevi la scena:

Siete sul treno.
Superata Firenze, nel mezzo delle campagne toscane ad un certo punto il treno si ferma. Arriva il capotreno e vi dice "mi dispiace, le due ore sono scadute, il treno si ferma qui, scendete tutti e andate a piedi".

Bentornato medioevo

Fonte: Il carattere

Casteldelci, 500 abitanti, piccolo comune incastrato nell’appennino riminese, proprio sotto il monte Fumaiolo, dove si trovano le sorgenti del Tevere. È da qui che parte la crociata contro Strasburgo, in difesa “dei fondamentali valori civili e culturali dello Stato Italiano”. Con un’ordinanza inedita (la n.4 del 16 novembre 2009) il sindaco leghista Mario Fortini ha introdotto l’obbligo dell’affissione del crocifisso in tutti i locali ed esercizi pubblici, pena una multa di 500 euro.

Dopo la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, che vieta in sostanza la presenza nelle scuole del simbolo della cristianità, il sindaco Fortini ha deciso di “dare l’esempio” e fare da solo, in forza anche del ricorso del governo italiano contro la decisione della corte. Nell’ordinanza il sindaco “ordina di esporre immediatamente il Crocefisso in tutti gli edifici pubblici presenti nel territorio di questo Comune, quale espressione dei fondamentali valori “civili” e “culturali” dello Stato Italiano”.

Per “edifici pubblici” si intendono però, è lo stesso sindaco a spiegarlo, “anche i pubblici esercizi quali ristoranti e bar e tutti i titolari di una licenza statale”, non solo scuole ed edifici amministrativi. Praticamente qualsiasi luogo che non sia un’abitazione privata. Tra un paio di settimane i vigili urbani del paese cominceranno con i controlli. Chi non avrà ottemperato all’ordinanza e si vedrà somministrato un verbale da capogiro potrà contestarlo in diversi modi: in via informale andando al palazzo comunale per spiegare le sue ragioni “Se per esempio uno vende i kebab ed è di dichiarata fede musulmana – spiega il sindaco – non ci sono obiezioni”. In tutti gli altri casi o per chi non ha intenzione di dover spiegazioni per quanto riguarda il proprio credo religioso, non resta che ricorrere al Tar (il Tribunale amministrativo regionale) dell’Emilia Romagna oppure al Presidente della Repubblica.