venerdì 13 novembre 2009

Oltre ogni limite

La destra chiede il “processo breve”
Ma per salvare ancora una volta Berlusconi si cancellano i reati di corrotti e corruttori

Noi speriamo che qualcuno lassù – Montecitorio, il Quirinale – sia stato avvertito della protesta che sale nel paese. Una tempesta di messaggi che intasano Internet e i pochi giornali di opposizione. Tutti dicono la stessa cosa: basta, è stato superato il limite.
Basta con l’ennesimo provvedimento ad personam, il diciannovesimo in quindici anni.
Basta con i trucchi e con il ricorso a tutti i possibili imbrogli legislativi per consentire l’impunità di un premier che se ne frega di tutto e di tutti.
Basta con le leggi che per salvare uno soltanto cancellano centinaia di migliaia di processi. Assicurano la prescrizione a fior di corrotti e corruttori. E, forse, lasceranno senza giustizia le vittime di grandi tragedie del lavoro e i loro familiari.
Basta con l’ingiustizia che risparmia i reati dei potenti e si accanisce sempre contro i poveri cristi.
Basta con il Parlamento svilito, svuotato, usato solo per soddisfare le necessità del padrone.
Basta con le istituzioni costrette a dare retta ai continui espedienti degli avvocati e legulei dell’impunito.
Basta con i domestici e i ruffiani adeguatamente ricompensati con incarichi parlamentari e ministeriali; e con gli inquisiti per camorra candidati alla guida della regione più inquinata dalle cosche e dai veleni.
Basta con il disprezzo per la Costituzione e con gli incessanti tentativi di abbatterla a spallate. Possibile che una intera nazione debba essere tenuta in ostaggio da gente simile? Quali altre mascalzonate dovremo sopportare ancora? Quante umiliazioni dovrà subire la nostra povera democrazia prima che il basta di tanti e tanti arrivi lassù in alto?


Da Il Fatto Quotidiano, 13 Novembre 2009

lunedì 9 novembre 2009

Travaglio in diretta - Piano B: non finire in carcere

martedì 3 novembre 2009

Influenza H1N1, tutti i dubbi sul vaccino


Test affrettati, buio su effetti collaterali e costi top secret.
Il governo: influenza A 10 volte più leggera della stagionale.

di Emanuele Perugini

“Il virus dell'influenza A è dieci volte meno aggressivo dell'influenza stagionale». Parola di Ferruccio Fazio, vice ministro alla salute che ieri a Roma ha voluto rassicurare ancora una volta gli italiani sul rischio legato alla diffusione del virus della influenza pandemica, l’H1N1. Un rischio blando che Fazio ha voluto ribadire. Eppure, nell’altalena tra rassicurazioni e input al panico, gli italiani continuano ad avere paura del virus ed è scattata ovunque la corsa al vaccino. «Secondo me e secondo l’opinione di molti altri ricercatori - tra cui anche quella di Luc Montagner, un’autorità in materia di virus - tutta questa ansia nei confronti del vaccino contro l’influenza pandemica è assolutamente ingiustificata» spiega Giovanni Maga, direttore del laboratorio di virologia molecolare dell'Istituto di Genetica Molecolare del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pavia. Ma ormai il gioco è fatto: in Italia sono state comprate 21 milioni di dosi per vaccinare il 40% della popolazione. Senza però poter conoscere quanto si è speso, perché, secondo l’interrogazione avanzata da Maria Antonietta Farina Coscioni, deputata radicale, il governo ha secretato i dettagli del contratto con Novartis.

Ne vale davvero la pena?

Come in tutti i casi in cui si parla di farmaci distribuiti su un gran numero di persone, occorre infatti effettuare una valutazione seria tra i rischi che si possono incontrare e i benefici che ci si attende di ottenere. In questo caso - spiega Maga - i rischi devono essere ancora valutati del tutto mentre i benefici sembrano non essere così tanto consistenti. Per far fronte alla emergenza pandemica le case farmaceutiche e anche le autorità sanitarie internazionali infatti hanno fatto una corsa contro il tempo. Sono state velocizzate le procedure e gli standard di valutazione. In Europa l’Emea - l’agenzia del farmaco, ha autorizzato 3 vaccini (diversi da quelli a cui è stato dato il via libera negli Usa). “I test per verificare sia l’efficacia che la sicurezza di questi prodotti - dice ancora Maga - sono stati effettuati su campioni ancora troppo limitati di persone per cui non si possono ancora conoscere nel dettaglio tutti i rischi legati ad una distribuzione su larga scala. Le autorità sanitarie lo sanno ed è per questo che è attivo a livello internazionale un servizio coordinato
dall’Organizzazione Mondiale della sanità che ha il compito di monitorare la situazione e, nel caso, di correggere il tiro”.

Per esempio proprio ieri questo Gruppo di esperti per la consulenza strategica per le immunizzazioni ha spiegato che i vaccini sono sicuri e che non servono due dosi per essere al riparo dal virus. Ne basta una. È già un'importante correzione di rotta, rispetto ai dati precedenti che invece indicavano due diverse somministrazioni.

Anche le singole autorità nazionali stanno monitorando l’evoluzione della situazione. Sempre ieri per esempio quella elvetica sui farmaci Swissmedic ha bloccato la somministrazione del vaccino prodotto dalla GlaxoSmithKein, il Pandemrix nelle donne in stato di gravidanza, nei minori di 18 anni e negli adulti over 60. L'incertezza è dovuta all'additivo AS03. “I dati attuali in nostro possesso riguardano esclusivamente gli adulti, non abbiamo alcun dato per le donne incinte e quelli per i bambini sono insufficienti”, spiega la Swissmedic.

"Purtroppo è così, non ci sono dati sufficienti - conferma Maga -. Gli altri due vaccini autorizzati in Europa, quello della Novartis e quello della Baxter contengono adiuvanti che sono stati già utilizzati nella fabbricazione dei vaccini contro le influenza stagionale e se ne conoscono tutti i rischi e i vantaggi. L’adiuvante scelto da GlaxoSmithKlein invece è stato usato solo in vaccini sperimentali contro l’aviaria per cui non è stato testato adeguatamente”.

Alla fine cosa fare? «Personalmente - dice il virologo - non credo che mi vaccinerò contro l’influenza A. Non rientro nelle categorie a rischio e non sono tra quelli che si vaccinano ogni anno contro l’influenza. Però ci sono persone, e sono quelle che fanno parte delle categorie a rischio, che devono essere protette. Per tutti gli altri invece è bene valutare attentamente».

Il Fatto Quotidiano - 31 ottobre 2009

SI GIOCA AL “MINI-GOLPE” - prescrizione, via par condicio e intercettazioni

“Ci sarà tempo per far volare le colombe. Adesso al mio fianco voglio solo falchi”. Parola di Silvio Berlusconi. E così il Pdl torna di nuovo in trincea, approfitta dello stallo del parlamento (di cui il governo è direttamente responsabile) e prova a far passare tre provvedimenti decisivi per la nuova strategia offensiva del Cavaliere: la leggina sulla prescrizione, la cancellazione della par condicio, e la nuova legge sulle intercettazioni, fortemente limitativa per i giudici (e ancora di più per i giornali). Un giro di vite che i falchi del centrodestra chiedono da tempo, e che aiuterebbe Berlusconi a difendersi sui diversi fronti politico giudiziari su cui in questi giorni si sente più esposto.

La situazione è questa: il parlamento - come abbiamo scritto più volte - è tutt’ora congelato. La Camera in “ferie” forzate. Nessun testo che non venga dal governo (dal momento che è privo di copertura economica) può essere discusso o votato, il dibattito langue nelle commissioni e non arriva in Aula. In questo scenario, però qualcosa si può fare, anche a costo zero. L’uomo del giorno è un deputato del Pdl fino a ieri poco noto. Si chiama Ignazio Abrignani, ed in realtà è molto importante per il ruolo che ricopre, quello di responsabile elettorale del partito. È lui che ha escogitato il modo per applicare un autentico uovo di colombo. Dopo sei anni in cui Berlusconi lamentava i limiti imposti dalla par condicio nelle campagne elettorali ha steso un disegno di legge composto di un solo articolo che ha l’obiettivo di sterilizzare la legge voluta da Massimo D’Alema per limitare la potenza di fuoco mediatica del Cavaliere.

Il lodo Abrignani. Al telefono (“Sa, sono a studio, il lunedì io faccio l’avvocato”) è lui stesso che spiega a che punto è il suo progetto, il cosiddetto Lodo Abrognani: “Ho discusso con Fini della possibilità di calendarizzare la legge in termini rapidi. L’ho trovato disponibile”. Perché, che urgenza c’è? “La par condicio disciplina le campagne nazionali e televisive. Quindi sarebbe importante se riuscissimo a farla entrare in vigore per la prossima campagna nazionale, le prossime regionali, E poi per le prossime politiche, ovviamente”. E cosa le ha risposto il presidente della Camera? “Posso dire che ha concordato con me sul tema più delicato, quello del principio di proporzionalità degli accessi televisivi durante la campagna elettorale che è il cardine della mia legge”. Ma Abrignani ha fatto di più, ha pensato anche di rendere di nuovo possibile gli spot elettorali e politici che la par condicio attualmente vieta. Adesso spiega che su quel punto, invece, secondo lui si potrebbe trattare: “Ho visto che tutti hanno levato gli scudi contro questa norma. Sinceramente non capisco perchè”. Forse perchè non è stato risolto il conflitto di interessi... “Va bene. Se è un problema sono disposto a fare io un passo avanti. Mi inpegno a introdurre, io stesso, un emendamento alla mia legge che sopprima nuovamente la possibilità di fare degli spot. Non esiste in nessun paese del mondo, questo divieto, ma quello che più mi sta a cuore è restaurare il principio della proporzionalità. Garantiamo un simbolico diritto di tribuna a tutti, per carità, ma poi - osserva Abrignani - riconosciamo ai grandi partiti spazi adeguati alla loro importanza”.

E Silvio disse: “Vai avanti!”.

Certo, un dubbio sull’operazione resta. Perchè questa legge arriva proprio ora? Il deputato di Forza Italia respinge ogni retroscena: “Semplicemente perchè io ho avuto il tempo di applicarmi ai dettagli della legge solo in questi mesi”. E Berlusconi? Il deputato di Forza Italia ammette di aver ricevuto un imprimatur diretto dal presidente del consiglio : “Io sono un dirigente politico di Forza Italia, vedo Berlusconi con un certa frequenza. Un mese fa sono andato da lui e gli ho spiegato per filo e per segno che cosa volevo fare con questa legge. Lui mi ha ascoltato con attenzione e poi mi ha detto: ‘Benissimo, vai avanti!’”.

Convincere la Lega. Tutto a posto, dunque? Abrignani racconta di aver discusso il suo progetto anche con Italo Bocchino (vicecapogruppo del Pdl) e che l’unico tassello mancante, per ora, è l’assenso esplicito della Lega. Ma anche per raggiungere questo obiettivo ha già in mente una soluzione: “Mi rendo conto che i nostri alleati forse hanno dei timori. Ma anche in questo caso è un problema che si può risolvere agevolemente”. Come? “Io propongo di incardinare tutti i pesi e gli spazi da ripartire sui rapporti di forza”. Il che è il principale motivo di perplessità dei leghisti: si ridurrebbe il peso specifico del Carroccio, molto rafforzato con l’exploit delle elezioni europee. “La soluzione è facile: si potrebbe introdurre, come altro criterio, l’ultimo risultato elettorale: quindi gli spazi si conquistano in virtù della forza parlamentare, e dell’ultimo dato nazionale”.

Impar condicio. E l’opposizione? “Spero di parlare con i colleghi del Pd e di convincerli, soprattutto grazie al divieto di spot”. Possibile? “Credo che si vada nella direzione condivisa del bipolarismo. E poi anche loro guadagnerebbero molti spazi in più, proporzionali alla loro reale forza elettorale. Andrò a parlare con Vincenzo Vita, spero di convincerlo”. E’ scontato il parere contrario dell’Italia dei valori. Spiega Fabio Evangelisti, vicecapogruppo alla Camera: “Se mai ci fosse un dubbio noi faremo le barricate per opporci a questo ennesimo progetto antidemocratico. In questo paese il modello imperante è l’impar condicio. Abrignani vuole semplicemente istituzionalizzare l’attuale regime di disuguaglianza anche nelle campagne elettorali”.

Il Fatto Quotidiano - 3 novembre 2009

lunedì 2 novembre 2009

Travaglio in diretta - Una Repubblica fondata sul ricatto

“Non sei stato eletto dal popolo e ti spiego perché”

ItaliaInformazioni.com:

Quando Silvio Berlusconi rivendica di essere stato eletto dal popolo ha ragione? Sul quesito si sono impegnati in molti, ma i ragionamenti, le riflessioni, i giudici e le analisi non hanno fatto chiarezza perché, a seconda della parte politica, si traevano conclusioni diverse. Nel centrodestra hanno dato ragione al Premier, nel centrosinistra torto.

E i costituzionalisti? A parte quelli politicamente impegnati, propendono per il diniego. Silvio Berlusconi non se ne preoccupa, perché preferisce ricordare i risultati dei sondaggi piuttosto che spiegare le ragioni costituzionali della sua asserzione. I sondaggi non sono contemplati in alcuna norma costituzionale, ma servono eccome, a dare manforte al Premier, il quale sostiene che chi ce l’ha con lui ce l’ha con il popolo che l’ha voluto là dove si trova. Su questa materia si è speso il costituzionalista più noto, Giovani Sartori, che ha anche buone qualità di divulgatore “scientifico”. Sul Corriere della Sera affronta l’argomento con la solita leggerezza ma ne trave conclusioni pesanti.

“… è vero che sulla scheda elettorale viene indicato il nome del premier designato dai partiti (un colpo di mano che fu a suo tempo lasciato incautamente passare dal presidente Ciampi); ma il fatto resta che il voto viene dato ai partiti”, ragiona Sartori. “Pertanto il voto per Berlusconi è in realtà soltanto il voto conseguito dal Pdl. Che ha ottenuto nel 2008 il 37,4% dei voti validi, ma il 35,9% dei votanti e il 28,9% degli aventi diritto. Insomma, intorno a un terzo del 'popolo'. Aggiungi che in questa maggiore minoranza (o maggioranza relativa) sono inclusi i voti di An, in buona parte ancora fedeli a Fini; e che se guardiamo agli anni precedenti FI non ha mai superato il 30%. Deve anche essere chiaro che il voto per FI, e ora per il Pdl, non equivale automaticamente ad un voto per Berlusconi. Una parte degli elettori di destra vota contro la sinistra, non necessariamente per Berlusconi. Fa una bella differenza”.

Quali le conseguenze tratte dal professore?

“… la tesi del popolo che si identifica, quantomeno nella sua maggioranza assoluta di almeno il 51%, con un leader che vorrebbe onnipotente (o quasi), è di fatto falsa. Chi la sostiene è un imbroglione oppure un imbrogliato. E questa conclusione è dettata dai numeri”.

domenica 1 novembre 2009

Circola un filmino scandaloso

di Alessandro Robecchi:

Gira un filmino scandaloso, una cosa davvero schifosa e impresentabile, un film concepito per il ricatto che se dovesse uscire farebbe vergognare chiunque. E’ il filmino dell’Italia. Il paese dove ti ammazzano in galera spezzandoti la schiena in due punti, il posto dove i carabinieri tentano l’estorsione. Il paese che sta nelle prime posizioni mondiali per diseguaglianza economica, il posto dove un cittadino su quattro sotto i 25 anni è disoccupato. Nel filmino si vede tutto questo e altro ancora, un po’ sgranato, ma si vede tutto bene: mica è il Tg1!. Ho tentato di venderlo e di farmi un gruzzoletto, perché mi adeguo alla morale corrente. Il Giornale ha visionato ma non l’ha preso. Libero ha guardato ma ha deciso: no, grazie. Nel filmino c’è tutto quello che c’è da sapere: i capitali mafiosi che rientrano anonimi con la modica spesa del cinque per cento, vita e opere di Dell’Utri, le leggi per farla franca, due o tre morti sul lavoro ogni giorno, la libertà di stampa ai minimi storici e il papello dei patti con la mafia. Filmino lungo, è vero, ma meno noioso del Barbarossa che ci è pure costato dei soldi. Questo è gratis. Ci sono i nazi che accoltellano gay e stranieri, ma di cui fa fico parlare come se fossero intellettuali un po’ ribelli. Ci sono gli imprenditori sovvenzionati che chiedono soldi. Ci sono i giovani imprenditori, loro figli, che chiedono soldi. Ci sono ministri che difendono le radici cristiane e adorano il dio Po, il dio Eridano e chissà quale altra puttanata celtica. C’è ancora Cossiga. C’è ancora Andreotti. Ci sono i militari per le strade “per la nostra sicurezza”.Ci sono ministri che dicono viva il posto fisso dopo aver creato milioni di precari. Nel filmino si vedono avvocati che studiano come accorciare la prescrizione, come spostare i processi, come evitare grane al capo. L’ho mandato a Signorini, a Chi, che ha detto: ne parlo con Marina. Marina ha detto: ne parlo con papà. Papi ha visto e ha detto: embé? L’Italia è il paese che io amo. Ecco, mi pareva.

sabato 31 ottobre 2009

La stampa estera

venerdì 30 ottobre 2009

Corruzione: una questione di cultura

"In Italia, la corruzione è profondamente ancorata nei differenti settori dell’amministrazione pubblica, nella società civile come nel settore privato: il pagamento della bustarella sembra essere una pratica corrente per ottenere licenze e autorizzazioni, contratti pubblici, accordi finanziari, per facilitare l’ottenimento di diplomi universitari, praticare la medicina, concludere accordi nell’ambiente del calcio, ecc. [...] Sono molti coloro che hanno il sentimento che la corruzione sia un fenomeno corrente e generalizzato che tocca la società italiana nel suo insieme..."

Chi scrive queste cose è il GRECO, l’organismo del Consiglio d’Europa che monitora il livello di corruzione in ciascun Paese. L’Italia vi ha aderito nel 2007, sotto il Governo di Romano Prodi, e questa è la prima volta che l’organismo pubblica una valutazione riguardante il nostro Paese.

La relazione è stata approvata ed adottata nella riunione plenaria che si è svolta a Strasburgo dal 29 giugno al 2 luglio di quest’anno.

L’indice 2008 di Trasparenza Internazionale, citato dal rapporto, pone l’Italia al 55esimo posto (su 180 Paesi) nella lotta contro la corruzione e ben al 26esimo posto su 31 Paesi europei.

La relazione termina con queste parole:

"Il GRECO invita le autorità italiane ad autorizzare nel più breve tempo la pubblicazione di questo rapporto, di tradurre il rapporto nella lingua nazionale e rendere pubblica questa traduzione"
Ciononostante, la pubblicazione è stata autorizzata solamente il 16 ottobre scorso, e nessuna traduzione è stata approntata, quindi per leggerla dobbiamo accontentarci delle versioni ufficiali in inglese e francese.

Solo inefficienza? Nutro qualche dubbio, e vi spiego perché.

Il rapporto mette in evidenza la necessità di elaborare politiche di prevenzione della corruzione, con una strategia di lungo periodo e un incisivo impegno politico.
Il governo italiano risponde a queste sollecitazioni con il lodo Alfano, il cui scopo precipuo è di salvare il premier dai suoi guai giudiziari (in particolare, in questo momento, dall’accusa di corruzione dell’avvocato Mills, proprio ieri condannato nuovamente in appello con una sentenza che ha suscitato una scomposta reazione isterica di Berlusconi in diretta tv), lo scudo fiscale, che nella forma adottata dal governo italiano apre ghiotte opportunità di riciclaggio del danaro sporco, la legge sulle intercettazioni e la ventilata riforma della giustizia, che di fatto limitano gli strumenti di cui dispongono i magistrati, senza contare il sistematico impegno mediatico dei politici che ci governano nel gettare fango sul sistema giudiziario.

Al contrario, il GRECO suona un campanello d’allarme che che interpella in primis il potere politico, ma non esclude tutte le altre realtà sociali; infatti, insiste sul fatto che la lotta alla corruzione deve diventare una questione di cultura, non solo di rispetto delle leggi.

Il rapporto si conclude con 22 raccomandazioni, la cui attuazione verrà valutata nel corso del 2° semestre del 2011.

Eccovi il testo integrale delle raccomandazioni, di cui ho approntato una rapida traduzione in italiano (chiedo scusa fin d’ora per le inesattezze).

La lettura è lunga e potrebbe risultare pesante, ma è molto interessante un raffronto tra le raccomandazioni che il Consiglio d’Europa ritiene necessarie per adeguarsi agli standard degli altri Paesi europei e quello che in Italia il governo sta effettivamente facendo.
  1. che il servizio anti-corruzione e per la trasparenza (SAeT) [Servizio Anticorruzione e Trasparenza del Governo Italiano] o altre autorità competenti elaborino e presentino pubblicamente, con la partecipazione della società civile, una politica anti-corruzione che prenda in considerazione la prevenzione, l’investigazione, l’indagine e l’azione giudiziaria in affari di corruzione, e preveda di controllarne e valutarne l’efficacia;
  2. riesaminare la legislazione già in vigore e quella nuova che deve garantire la conformità della legge italiana alle esigenze della Convenzione penale sulla corruzione (STE 173), per fare in modo che i professionisti ed i magistrati possano consultarla ed utilizzarla con la facilità voluta;
  3. mettere in atto un programma globale di formazione specializzata per gli ufficiali di polizia per inculcare loro conoscenze comuni ed un comune livello di comprensione sul modo di trattare gli affari di corruzione e le infrazioni finanziarie che vi sono associate;
  4. i) rafforzare maggiormente il coordinamento tra le diverse forze dell’ordine implicate nell’investigazione degli affari di corruzione su tutto il territorio italiano, compresa ii) la considerazione dell’interesse (e della possibilità legislativa) di elaborare un meccanismo orizzontale di sostegno per aiutare queste forze a condurre le indagini;
  5. al fine di garantire che si possa arrivare ad una decisione radicale negli affari di corruzione, ed entro un termine ragionevole, i) intraprendere uno studio del tasso di affari di corruzione estinti dalla prescrizione al fine d’individuare l’ampiezza e le cause di qualsiasi problema tangibile che ha permesso questa conclusione; ii) adottare un piano speciale per studiare e regolare, secondo un calendario preciso, i problemi identificati da questo studio; iii) diffondere pubblicamente i risultati di quest’esercizio;
  6. integrare alla legge 124/2008 disposizioni che permettano di abolire la sospensione delle azioni penali per fare in modo che tale sospensione non ostacoli le prosecuzioni effettive delle infrazioni di corruzione, ad esempio per quanto riguarda le infrazioni penali gravi per fatti di corruzione, in caso di flagranza di reato o allorquando la procedura ha raggiunto una fase avanzata;
  7. prevedere l’introduzione della confisca in rem per facilitare maggiormente il sequestro dei proventi della corruzione;
  8. mettere in atto misure idonee che permettano di valutare l’efficacia, nella pratica, dell’attività delle forze dell’ordine per quanto concerne i proventi della corruzione, in particolare nell’ambito dell’applicazione delle misure provvisorie e delle ordinanze di confisca ulteriore, anche nel quadro della cooperazione internazionale;
  9. i) insistere, presso i membri del personale degli organismi incaricati di trattare questi aspetti della lotta contro la corruzione, sull’importanza di fare risalire l’informazione riguardante le dichiarazioni di operazioni sospette, della cooperazione in questo settore e degli effetti benefici che ciò potrebbe avere; ii) adottare delle misure per segnalare chiaramente a quelli che hanno l’obbligo di dichiarare operazioni sospette che una dichiarazione tardiva o un’assenza di dichiarazione non sono accettabili, ad esempio ricorrendo a misure di sanzione, se necessario;
  10. dotare il Servizio Anti-corruzione e per la Trasparenza (SAeT), o qualunque un’altra entità, dell’autorità e delle risorse per valutare sistematicamente l’efficacia dei dispositivi amministrativi generali concepiti per aiutare a prevenire ed investigare gli affari di corruzione, rendere queste valutazioni pubbliche ed prenderne ispirazione per formulare raccomandazioni di riforma;
  11. per quanto riguarda l’accesso all’informazione: i) procedere ad una valutazione ed adottare le misure idonee per fare in modo che le amministrazioni locali si conformino alle esigenze in materia d’accesso alle informazioni sotto la loro autorità; ii) procedere ad una valutazione della legge per stabilire se la condizione di motivazione limita, in modo ingiustificato, la capacità del pubblico di giudicare le azioni amministrative quando la conoscenza di un sistema o di pratiche decisionali individuali fornirebbe elementi solidi d’informazione su sui casi eventuali di corruzione; inoltre, rendere pubblica questa valutazione e qualsiasi raccomandazione, e iii) per evitare che un ricorso sia portato dinanzi ai tribunali amministrativi dove si accumulano le casi in esame, prevedere di investire la Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi dell’autorità per ordinare all’organismo amministrativo, dopo averlo ascoltato, di comunicare l’informazione richiesta;
  12. che, nel quadro delle misure adottate per evitare la lunghezza delle procedure ed l’arretrato degli appelli amministrativi, le autorità prevedono espressamente di instaurare soluzioni ufficiali di ricambio ai percorsi di ricorso giudiziario, come pure altre forme di risoluzione delle controversie;
  13. nel quadro della riforma globale dell’amministrazione pubblica, dare a tutti gli organismi che la compongono un accesso a risorse di controllo interne, sia direttamente, sia in condivisione;
  14. i) imporre norme coerenti e costrittive a tutti gli agenti della funzione pubblica (compresi i dirigenti ed i consulenti), a tutti i livelli dell’amministrazione; ii) adottare misure per prevedere procedure disciplinari esercitate in tempo utile in caso di violazione di queste norme, senza attendere una condanna penale definitiva; e iii) fornire alle persone sottoposte a queste norme mezzi per formarsi, direttive e consigli relativi alla loro applicazione;
  15. elaborare un codice di condotta specifico per i membri del governo [statale o locale] che venga annunciato pubblicamente, al quale questi aderiscano professionalmente e che sia, se possibile, costrittivo, ed integrare in questo codice restrizioni ragionevoli in materia d’accettazione di regali (escludendo quelli legati al protocollo);
  16. i) adottare norme chiare e costrittive in materia di conflitto d’interessi, applicabili ad ogni persona che esercita funzioni nell’ambito della funzione pubblica (compresi i dirigenti ed i consulenti), a tutti i livelli dell’amministrazione; ed ii) instaurare o adattare (secondo il caso) uno o più dispositivi di divulgazione del patrimonio dei titolari di posti del settore pubblico più esposti ai rischi di conflitti d’interessi per contribuire a prevenire ed individuare la possibilità di tali situazioni;
  17. adottare ed attuare restrizioni adeguate che riguardanti i conflitti d’interessi che possono prodursi con la mobilità nel settore privato degli agenti pubblici che svolgono funzioni esecutive (amministrazione pubblica);
  18. organizzare un sistema di protezione adeguato delle persone che segnalano in buona fede sospetti di corruzione nell’ambito dell’amministrazione pubblica (datori d’allarme);
  19. che la responsabilità delle imprese sia allargata per coprire le infrazioni di corruzione attiva nel settore privato;
  20. esaminare la possibilità di imporre il divieto di occupare posti di direzione in una persona giuridica alle persone condannate per infrazioni gravi di corruzione, in tutti i casi, indipendentemente dal fatto di sapere di se la commissione di queste infrazioni è associata ad un abuso di potere o alla violazione degli obblighi inerenti alla funzione esercitata;
  21. riesaminare e rafforzare gli obblighi contabili di tutte le forme d’impresa (che siano o non siano quotate in borsa) e vigilare a che le pene applicabili siano effettive, proporzionate e dissuasive;
  22. studiare, in concertazione con le organizzazioni professionali dei contabili, dei revisori dei conti e dei membri delle professioni di consulenza e giuridiche, quali misure supplementari (anche a carattere legislativo/regolamentare) possono essere adottate per migliorare la situazione in materia di dichiarazione dei sospetti di corruzione e di riciclaggio di denaro agli organismi competenti.

FONTE: AGORAVOX ITALIA

giovedì 29 ottobre 2009

L'Italia vista dall'America

Continuo a rinnovare l'invito a tutti, guardate con attenzione.
Si tratta di un documentario sulla situazione italiana girato dalla Wnet Thirteen New York.
Se i cosidetti "comunisti" sono faziosi, forse le voci esterne vi faranno ragionare.
... o anche i giornalisti esteri sono tutti comunisti?